Percorrere l’Italia da levante a ponente in bicicletta: questo è il progetto portato avanti da tre ragazzi del Politecnico di Milano che hanno pensato a una dorsale completamente ciclabile che, partendo dal lido di Venezia, attraversi l’Italia in una ipotetica linea da est a ovest seguendo in gran parte il corso del Po per poi arrivare a Torino.

Il progetto è stato evocativamente chiamato VenTo e consiste in quasi 700 km di pista ciclabile, esattamente 687, che partendo dalla città lagunare arriva alla città della Mole attraversando Milano. Un progetto senza dubbio ambizioso, a detta stessa degli ideatori al momento quasi utopico, ma con grande potenzialità per il rilancio di un determinato turismo che, nel nostro Paese, fatica a decollare proprio per l’assenza delle infrastrutture dedicate che garantiscono la necessaria sicurezza ai viaggiatori su due ruote.

Questo progetto si ispira alle grandi arterie ciclabili d’Europa: si pensi a quella sul Danubio o a quella dell’Elba, che per centinaia di km corrono fianco a fianco ai grandi fiumi permettendo ai viaggiatori di conoscere le grandi città europee da un punto di vista privilegiato, in modo ecologico, sfruttando appieno le potenzialità del turismo slow.

L’intero progetto avrebbe un costo valutato in 80 milioni di euro: poco più di 100 euro per ogni metro di tracciato, visto e considerato che circa 102 di pista ciclabile già esistono e sono fruibili, mentre altri 204 potrebbero essere ricavati con interventi di adeguamento di strade consortili e argini, strade vicinali e comunali attualmente non più in uso per il traffico veicolare. Solo i restanti km sarebbero da costruire ex novo, prevedendo una serie di infrastrutture di supporto, come i ponti, per superare i numerosi attraversamenti fluviali che da Venezia a Torino si incontrano lungo il tracciato della pista ciclabile.

Si tratterebbe di una pista dall’elevatissimo valore turistico, che permetterebbe di attraversare le grandi città italiane ma anche i piccoli centri abitati ricchi di storia e di cultura: tra le ville venete poste lungo gli argini del Po, le numerose chiese campestri e i paesaggi agricoli sconfinati punteggiati dalle aziende agricole, permetterebbe di sfruttare il patrimonio italiano che sembra essere stato realizzato apposta per la fruizione slow del territorio.