Il Salento è oggi un angolo di Puglia votato al turismo, ma fino a non molti anni fa era terra d’emigrazione e a forte vocazione contadina in cui le tradizioni si tramandavano di padre in figlio.

Oggi è rimasto poco dell’Italia contadina che ha cominciato a sgretolarsi con il boom economico degli anni ’60: il modo di vivere di allora ci appare così lontano nel tempo, ma lo possiamo ritrovare nelle vecchie foto in bianco e nero che ritraggono un Salento che ormai non c’è più. Se i muretti a secco che delimitano i poderi sono rimasti, quello che stupisce sfogliando le antiche immagini sono le masserie al cui interno ferveva il lavoro.

Ecco il frantoio, i magazzini dove si stipavano i raccolti, i poveri attrezzi. E poi la corte animata dagli uomini intenti a fare mille lavori. Ora trasformate in moderne aziende agricole e in agriturismi, le masserie hanno perso completamente la loro funzione originaria, ma mantengono intatto il loro fascino. Ma le vecchie foto ci mostrano anche i “furnieddhi” e le “pajare”, costruzioni sparse nelle campagne dove i contadini con le loro famiglie si trasferivano per brevi periodi per svolgere alcuni lavori. Edificati con pietre a secco, avevano una base circolare (o quadrata, nel caso delle “pajare”) e venivano ammobiliati con lo stretto indispensabile per poter mangiare e dormire. Ora sono divenuti ambite case vacanza nella bella campagna salentina punteggiata di ulivi. Non è diversa la destinazione dei trulli che – è bene sottolinearlo – non si trovano solo ad Alberobello, ma anche in molte altre località della zona.

Le immagini d’un tempo ritraggono anche un’attività contadina che veniva vissuta come una festa: la vendemmia.
Il clima era sereno mentre gli uomini portavano grandi ceste piene di grappoli che venivano versati nei recipienti dove avveniva la pigiatura fatta con i piedi. Dai volti di quegli uomini e di quelle donne non si ravvisa fatica, ma gaiezza e pare di udire in sottofondo le allegre canzoni che accompagnavano il loro duro lavoro.
Le foto in bianco e nero fanno rivivere anche altri momenti lieti come un matrimonio in cui due impacciati sposini sono contornati da parenti e si apprestano a un pranzo a base di panini come  “lu paninu d’a zita”, preparato con la provola piccante e la mozzarella. E poi via a canti e balli fino a tarda sera.
(Affascinanti) ricordi di un tempo che fu.

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