Le radici del Chianti partono da lontano, oltre 3000 anni prima di Cristo questo vino era già noto e attraverso svariate vicende politiche, economiche e sociali è giunto fino ai giorni nostri dove occupa il giusto posto nell’olimpo delle eccellenze italiane.

L’introduzione della coltivazione del vitigno del Chianti è riconducibile addirittura agli Etruschi che impostando questa coltura in una terra strategica al centro dell’attuale Toscana valorizzano questo territorio al confine tra le allora maggiori potenze dell’epoca: Siena e Firenze che se ne contenderanno la paternità in diverse epoche.

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Il chianti in Etruria

 

Questa contesa porterà il territorio del Chianti ad attraversare periodi travagliati, di divisione e di sangue che sfocerà nell’abbandono da parte dei contadini della coltivazione dei terreni, nell’attesa di una pace che giungerà solo nel Rinascimento: ma che porterà una fase di fertilità sia del terreno che della società civile. Queste vicissitudini hanno portato alla creazione di un vino amato e invidiato in tutto il mondo e anche perché no… imitato ma mai eguagliato. Basti pensare all’effetto Chianti, un fenomeno che ha portato benestanti tedeschi, olandesi, inglesi ed americani a comprare cascinali e fattorie nella zona che è stata rinominata Chiantishire.

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Chiantishire in Autunno

Oggi la nobiltà del Chianti è garantita dalle severe leggi che tutelando lo standard qualitativo e che pertanto ne caratterizzano il prodotto finale. Prodotto esclusivamente nel cuore della Toscana, il Chianti DOCG (denominazione riconosciuta nel 1967) stende i suoi tralci tra le province di Pisa, Prato, Pistoia, Arezzo, Siena e Firenze nel felice scenario di territori collinari terrazzati e dolci vallate attraversate da ricchi fiumi. Il meticoloso procedimento che dalle uve porta al bicchiere avviene impiegando solo ed esclusivamente i vitigni di Sangiovese, Malvasia bianca, Canaiolo, Trebbiano, Sauvignon e Merlot; mentre la percentuale delle uve impiegate può variare a seconda del tipo di Chianti che si sta producendo fermo restando la maggior percentuale di uva Sangiovese (minimo impiegato al 75%).

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Uva del Chianti

Il re dei vini presenta un colore rubino con tendenza al granato (dato dall’invecchiamento), ha un sapore asciutto, leggermente tannico e armonico. All’olfatto ha un odore vinoso con sentore di mammola ed è particolarmente indicato per l’accompagnamento di carni rosse grigliate, mentre il Chianti Riserva è più indicato per piatti a base di selvaggina o formaggi stagionati. Quindi per cogliere l’essenza e l’eccellenza del Chianti, per immergersi in tutto il suo gusto altro non resta da fare che scegliere una vacanza a teme nello splendido scenario che la Toscana offre.