Italian Life ha avuto il piacere e l’onore d’intervistare il vice console italiano di Puerto Plata nella Repubblica Dominicana.

Il Dr. Casoni è anche amministratore di un importante gruppo alberghiero a Puerto Plata, il VH Hotels & Resorts, una struttura che sa accogliere fin dal primo giorno turisti da tutto il mondo.

Abbiamo voluto approfondire con il Dr. Casoni la sua storia e le potenzialità di Puerto Plata cercando di comprendere come un territorio sa rinnovarsi al turismo mantenendo le proprie tradizioni e soprattutto provando a scoprire quali siano le opportunità per gli imprenditori italiani che vogliono investire nella Repubblica Dominicana.

Ringraziamo il Dr. Casoni che ci ha fornito un prezioso contributo sia a livello professionale che umano e siamo lieti di riportare l’intervista, articolata in otto domande, frutto di questo incontro proficuo.

1) Casoni, lei che è amministratore delegato di due resort a Puerto Plata www.granventanahotel.com / www.casacolonialhotel.com , ma anche vice console onorario,  come riesce a coadiuvare due ruoli diversi, ma allo stesso tempo abbastanza importanti?

– Tutto ruota intorno  alla parola onorario. Un incarico non è onorario, l’altro è onorario. Per quanto riguarda il vice consolato onorario preferisco considerarlo come un riconoscimento verso l’Italia e verso la  mia città natale che è Firenze,  in quanto il fatto di essere italiano mi ha sempre aiutato ed è stato forse il mio miglior biglietto da visita. Quindi ringrazio tutti gli italiani che mi permettono di avere questo biglietto da visita, questa bandiera da portare con orgoglio; al tempo stesso qui posso esprimere la mia riconoscenza dando una mano agli italiani del posto, e questa è la cosa più importante. Noi in fondo siamo il collegamento tra i nostri italiani e la nostra ambasciata. Per quanto riguarda il mio incarico come imprenditore è cominciato tantissimi anni fa;  ho iniziato a collaborare con mio suocero, che è stato il mio esempio e il mentore in questa zona del paese, e mi ha praticamente insegnato a fare impresa. A questo si aggiunge il prezioso contributo di mia moglie, persona sensibile e di grandi capacità. Architetto autore del design dei due resort e presidente del Gruppo VH Hotels & Resorts.

2) Come è iniziata la sua esperienza nella Repubblica Dominicana?

La mia esperienze è iniziata in Italia: ho conosciuto la mia futura moglie a Firenze che era lì per studio, ci siamo sposati, abbiamo vissuto per due anni in Italia e poi abbiamo deciso di venire nella Repubblica Dominicana. Son venuto qua nel 1988, senza sapere bene dove andavo, anche perché avevo voglia di fare un’esperienza lavorativa diversa; avevo voglia di internazionalizzarmi un po’. Vengo da una città internazionale, però una cosa è nascere e vivere in una città internazionale, un’altra cosa è essere internazionale. Io son venuto pensando di starci tre o quattro anni, arricchire il mio curriculum, fare una bella esperienza e poi magari tornare in Italia. Poi la vita mi ha portato a rimanere qui.

3) Quali sono le prospettive e le potenzialità nei prossimi anni di Puerto Plata? Abbiamo appreso che da ottobre ci sarà un importante evento che sono appunto le navi da crociera. Secondo la sua esperienza questo cosa e quanto cambierà Puerto Plata?

– Puerto Plata è già strutturato per poter crescere rapidamente, perché ha avuto una grande esperienza turistica nel passato, ed è stata la prima esperienza importante di turismo nella Repubblica Dominicana, dove il dominicano ha capito che non basta costruire i resort e riempirli di turismi, ma bisogna anche costruire una destinazione. Ora siamo nella fase di consolidazione dove si sta cercando di creare questa armonia tra città, campagna e ospitalità, per creare un’esperienza unica di destinazione. All’inizio del 2000 fondai l’associazione “Hotel di Puerto Plata” proprio perché mi accorgevo che la città non si sentiva protagonista, quindi c’era bisogno di creare un’associazione degli alberghi che creasse degli alleati. C’è molto lavoro di equipe, per gestire una destinazione; ci vuole molta armonia e cooperazione. Però ci sono delle grandi potenzialità. In particolare anche le navi da crociera porteranno un grande contributo, perché quando viene una nave da crociera le persone vengono a vedere il posto, scendono, girano e vedono, quindi ci sono sicuramente delle grandi prospettive.

4) Quali potrebbero essere i settori, oltre a quello turistico, in forte crescita?

L’artigianato sicuramente perché ci sono già delle potenzialità. Se poi questo tema delle navi da crociera si trasforma in un porto, un altro settore in crescita è quello della ristorazione con nuovi bar e ristoranti nel centro storici e quello che riguarda tutti i prodotti agricoli, anche deperibili, che si possono produrre in zona. Poi c’è anche il discorso della zona franca, perché essendo il porto turistico anche un’area di zona franca, credo anche che potrebbero vendere i prodotti nella zona franca. Inoltre un altro settore importante è quello artistico-culturale, perché è una città dove ci sono artisti e si sta costruendo anche un polo culturale. Sicuramente anche  le escursioni nelle campagne aumenteranno notevolmente.

5) Oggi l’Italia sta vivendo un lungo periodo di crisi. Quali consigli darebbe agli imprenditori italiani che guardano verso la Repubblica Dominicana?

– Questo è un mercato in grande espansione. Si è creata una classe media e la Repubblica dominicana è passata da essere un paese di produzione primaria e secondaria a un paese di servizi, quindi le possibilità sono aumentate. Anche la popolazione è aumentata, c’è un sacco di gioventù e c’è più fame di lavoro. Certamente però in questo paese bisogna parlar le lingue, infatti siamo nei Caraibi, ma anche vicino agli Stati Uniti. Quindi bisogna imparare lo spagnolo, ma anche l’inglese. Le opportunità ci sono, il paese è già strutturato, ma bisogna avere pazienza. Ma un punto a favore è che c’è un buon feeling della Repubblica Dominicana con l’Italia. L’italiano è ben visto, perché come sempre l’italiano è una persona affabile e fa amicizia facilmente, anche se bisogna venire con idee e soprattutto non avere fretta.

6) La Repubblica Dominicana al momento non ha un’ambasciata italiana. Quali sono le conseguenze che sta creando l’assenza di questo importante riferimento governativo?

– Direi che dall’ambasciata di Panama, che è l’ambasciata di riferimento per i dominicani, hanno fatto il possibile per rendere questo disagio meno evidente e ci stanno parzialmente riuscendo. Ovviamente noi consoli onorari siamo in prima fila ora, quindi per noi è sicuramente  più complesso. Infatti quando c’era un riferimento a Santo Domingo tutto era più facile e  poteva venire anche rapidamente un funzionario a darci un ausilio. Però le speranze che si possa riaprire un consolato generale non sono ancora perse. Direi che bisogna capire le cose in questo  momento è difficile, perché siamo in una fase di transizione e dobbiamo ancora abituarci. Sicuramente se l’ambasciata se fosse rimasta aperta sarebbe stato meglio considerando le migliaia di Italiani che qui risiedono sia permanentemente che vari mesi all’anno piu’ tutti i turisti che visitano il paese

7) Qual è la sostanziale differenza tra la cultura italiana e quella della Repubblica Dominicana?

– Il bello della Repubblica Dominicana è che è un paese multirazziale e variegato; ed ovviamente il clima aiuta ad essere positivi. C’è questo senso di innocenza e di gioventù, questo senso che qualche santo ci aiuterà sempre. Qui forse senti sempre che qualcuno ti tende una mano, c’è questa sensazione iniziale che se succede qualcosa qualcuno si ferma a chiedere se c’è bisogno di una mano.

8) Come persona, oltre alla sua professione e ai ruoli governativi, che cosa la affascina della Repubblica Dominicana? In una parola che cos’è veramente che fa la differenza?

– A me ha fulminato, quando arrivai qua, la campagna. Perché la campagna qui era un luogo dove l’impatto della città non si sentiva, dove si sentiva solo il vento, si vedeva solamente l’orizzonte, si vedevano le palme. Quindi la parte naturalistica mi ha decisamente colpito molto. Questo contatto con la natura impressionante. Poi ovviamente, essendomi inserito in un’azienda familiare, ho provato subito un forte senso di appartenenza a questa terra. Oltretutto, mi sono innamorato di questa vita che ha fatto mio suocero, che è un uomo che ha cominciato con quasi niente e che ha trionfato grazie alla intelligenza ed al duro lavoro.

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